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Fratelli Frilli
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INCONTRO AL BUIO
II protagonista di questo racconto è Ferdinando Mc Bride, 36 anni genovese, padrone di una delle più importanti agenzie di assicurazioni marittime di tutto il mondo, con sede nella elegante via Caffaro nel pieno centra della città. Ferdinando incarna il prototipo dell'uomo di successo: bello, ricco, intelligente, simpatico e... ovviamente rubacuori. Conosce Lucia Canessa, affascinante studentessa di Economia e commercio in procinto di laurearsi. Tra i due scoppia il colpo di fulmine. Romanzo rosa? No... II dramma è all'angolo. Sulle alture di Genova avviene un omicidio.

Tutti gli indizi e le testimonianze portano a un colpevole: Ferdinando. Ma è proprio lui? Il commissario Frandi dovrà servirsi del suo intuito e della sua intelligenza per riuscire a smascherare il vero colpevole in questa storia piena di intrighi sentimentali, interessi economici, vendette e faide negli ambienti della Genova bene.





Genova, 24 settembre 2005.
Le tenebre avvolgevano la città da alcune ore ormai. Lo stradone che costeggia il Bisagno era completamente deserto. L'autunno era al suo inizio e in quella notte il buio sembrava ancor più buio e la solitudine era l'unica sua compagna di viaggio. Aveva le mani al volante e la testa piena di inquietanti pensieri. Non c'era anima viva nel quartiere di Staglieno e tra pochi minuti sarebbe avvenuto l'incontro. Diede uno sguardo al cimitero e continuò per la sua strada.
"Chi mai potrà essere?
Sarà solo uno che bluffa, spero...
Cosa vorrà da me?".
Questi e tanti altri pensieri affollavano la sua mente. Fino a poche ore prima pensava che tutto fosse filato liscio. Poi in serata una misteriosa telefonata, una voce nitida, decisa e secca:
"Ho visto tutto quello che hai fatto al casolare. Sei tu 1'assassino. Trovati tra un'ora in piazzale Bligny 2 nell'area abbandonata degli ex macelli comunali. Ti conviene venire se non vuoi che spifferi tutto alla polizia"
e subito dopo lo sconosciuto aveva riattaccato il telefono.
Dopo aver ascoltato tali parole il suo stato d'animo era un alternarsi di panico e di scetticismo. "Sarà solo un balordo che vuole ricattarmi, quel giorno non c'era nessuno" pensava per farsi coraggio. Ma subito dopo la paura ebbe la meglio. "Quella voce al telefono sembrava sincera... Maledettamente sincera". Ora più che mai gli venivano alla mente quelle frasi classiche, di circostanza, i vecchi detti popolari, quelle battute che si sentono fin da bambini e che rimangono impresse nella memoria, ma non vengono mai prese in considerazione finché non se ne constata la fondatezza in prima persona. Una frase, più delle altre, rimbombava nella sua mente: "II delitto perfetto non esiste". Eppure il piano era stato progettato, studiato nei minimi dettagli. Ma la telefonata del pomeriggio gli aveva sconvolto la mente. L'ansia aumentava sempre più man mano che la strada procedeva.
Dopo una manciata di minuti arrivò e posteggio nella piazza dell'ex macello comunale debolmente illuminata da un neon vecchio e consunto. Scese dalla macchina e si incamminò... Di lì a poco nel buio totale del capannone dell'ex mattatoio si sarebbe conclusa la sua assurda storia di odio e di sangue. Ansimava e i battiti del cuore gli rimbombavano nel petto.
La tensione era sempre più intensa. La luna illuminava solo le ombre degli edifici abbandonati. Dopo un centinaio di metri si trovò davanti al deposito. Il vento flebile e fresco faceva scricchiolare in modo sinistro un ammasso di cassette di legno vecchio e marcito nel tempo. Non vedeva nessuna sagoma che potesse assomigliare a un essere umano e penso quindi di essere in anticipo. Si mise in piedi davanti alla porta del1'edificio e chiamò: "C'è nessuno?". Un secondo e la pronta risposta gli raggelo il sangue: "Sono qua. Entra". Con l'adrenalina a mille entrò...





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