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Fratelli Frilli Editori

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Concetto: "Il giallo non è un romanzo... il giallo è un signor romanzo!"
(citazione di Colangelo al Bar All Day di Via Barrili in data 15/05/2005,
verso le ore 9:20. Cappuccino and brioche time)
E poi permettetemi di aggiungere un altro concetto nella formulazione del quale sono stato positivamente stimolato dal grande Hitchock
che pochi giorni fa mi ha fatto visita verso le 4 di notte (i miei sogni notturni mi permettono di parlare con tanti simpaticissimi personaggi
che ormai mi danno del tu come ad esempio Ellery Queen che il mese scorso in una notte piovosa mi ha detto anche se non ci conosciamo
ancora del tutto... beh... si... possiamo darci del tu!):
"Il crimine premeditato è il miglior crimine tra tutti quelli che l'uomo possa compiere".
Signori non scandalizzatevi più di tanto perché i moralismi da due centesimi di euro son passati di moda. Comunque ora che avete riportato gli occhi nella
loro espressione naturale e avete abbandonato quel patetico sgranamento dei bulbi oculari che vi rende simili al vitello che ha capito che il
finale della sua vita sarà su un tavolo da cucina o da salotto, posso spiegare la mia affermazione di cui sopra.
Il delitto premeditato ha i seguenti vantaggi:
- Viene "meditato" per cui viene effettuato con grande professionalità e puntiglio.
Non vi sono sprechi di energie e di sangue
innocente. Se uno medita di ammazzare una persona, sicuramente lo farà in modo da non creare clamori e incidenti a nessuno.
AMMAZZA E NON LASCIARE TRACCIA questo è il principio. Nessuno altro deve tirare le cuoia... solo lui o lei devono morire.
Es.: Un giovanotto è stato licenziato dal titolare della Agenzia Viaggi Pinco Pallino di Via Undicesimo Comandamento n° 47
della città Mortorio, Frazione Morto Che Parla.
Beh signori il ragazzo organizzerà l'evento con grande professionalità e farà passare a miglior vita il titolare magari con una bella dose
di veleno messa dentro la bottiglietta da mezzo litro di acqua minerale che il Signor capo agenzia tiene sempre e rigorosamente
nello scaffale sotto la scrivania. Il killer aspetta che la vittima esca per andare a vedere il bel cielo blu (i delitti con il bel tempo sono più romantici),
entra nell'ufficio e con la siringa... alè! Il gioco è fatto! Una bella dose di stricnina mischiata all'acqua. Il titolare rientra
in ufficio, contento del fatto che il tempo è bello e quindi potrà trascorrere il week end nella casetta in riviera, si rimette a lavorare e dopo un po'...
E già! Brutta la sete vero? Meno male che esistono le bottigliette da mezzo litro, così pratiche... quindi una bel sorso e via!
Il gioco è fatto! Ora ditemi voi... nessuno all'infuori del titolare ha subito alcun danno. Nessun clamore. Nessuna sparatoria demenziale con
proiettili impazziti che magari colpiscono gente che non centra nulla!
Signori meditate... meditate vi prego!
Io vi sto facendo ragionare su cose che magari vi sembrerebbero scontate ma che in realtà non lo sono!
Al contrario prendiamo il caso di un uomo alla guida della sua macchina che sia stato violentemente insultato per strada da un altro
autista.
Lui guida tranquillo e lentamente perché non trova un numero civico. Ad un tratto un altro autista lo supera e gli urla: "Cornuto! E' da un ora che rallenti il
traffico! Figlio di..."
Sentitosi offeso il tipo schiaccia l'acceleratore e insegue l'altro. Inizia un inseguimento carambolesco con accelerazioni da
brivido in mezzo al traffico cittadino. "Ti becco e te la faccio pagare!" Grida il nostro aspirante killer.
Ad un certo punto la macchina dell'inseguito alla velocità di circa 100 km orari si deve inchiodare per evitare di stendere due pedoni
che attraversano sulle strisce. La macchina dell'inseguitore non frena a tempo e si schianta rovinosamente su quella dell' inseguito.
Risultato: a causa dello schianto muore l'autista inseguito e muoiono i due pedoni in quanto entrambe le macchine, nonostante la
brusca frenata della prima, non riescono a fermarsi e investono i due pedoni.
Ora ditemi voi! Non era meglio che il tipo insultato prendesse il numero di targa della macchina dell'insultante? Così avrebbe conosciuto
l'identità del maleducato e poi si sarebbe potuto sbizzarrire contro di lui senza creare danni a nessuno. A causa di una reazione eccessiva si è
verificato un delitto istintivo e perciò demenziale. Sono morte due persone innocenti.
- Porta lavoro e soldi.
Un delitto premeditato impegna investigatori e poliziotti i quali finalmente hanno un caso che desta in loro un bel po'
di curiosità.
"Finalmente un delitto oscuro! Iniziavo a stufarmi di arrestare spacciatori da quattro soldi o deficenti
che han fatto volare la suocera giù dalla finestra... Finalmente faccio il poliziotto!"
Questo è il pensiero di un agente di polizia che deve scoprire chi è l'omicida. Quindi anche le forze dell'ordine si sentono rivalutate,
più realizzate. Bisogna avere sensibilità nella vita! Non siamo robot! Anche i commissari hanno bisogno del loro momento
di gloria. Porta soldi perché in città tutti vogliono seguire le indagini del delitto oscuro e misterioso e quindi
tutti comprano il giornale. Aumentano le vendite dei quotidiani. Finalmente un bell'omicidio!
"Da una settimana vendo tantissimo,
speriamo che il killer non si faccia prendere subito e che le indagini continuino per un bel po'"
Questo il pensiero di un edicolante
che ha triplicato le vendite.
Aumentano le trasmissioni televisive sul fatto e di conseguenza aumenta l'audience e con essa i messaggi pubblicitari hanno maggior ascolto con
benefici effetti sulle vendite dei prodotti.
Giornalisti finora sconosciuti prendono il caso in mano e grazie all'importanza dell'evento diventano famosi.
- Aumenta la socialità tra le persone.
Nei bar e nei luoghi pubblici si parla dell'omicidio compiuto da chissà chi. Aumenta quindi il dialogo tra le persone.
La gente parla, discute, si infervora. Secondo me è stato lui /Secondo me no! /Ma quell'indizio lo incatena/ Però la donna...
mi sembra perfida... potrebbe essere stata lei...
Queste le frasi che si sentono nei bar , sugli autobus , negli uffici. La gente si appassiona al caso. Persone che non
si sono mai parlate iniziano un dialogo, una comunicazione... Vince la socialità! Signori vi sembra poco?
Ricordo che alcuni anni fa vi fu un omicidio di un farmacista e la polizia non arrivava al colpevole. In città non si parlava d'altro.
Addirittura io riuscii a parlare con la lattaia sotto casa mia. Una donna anziana orrenda e odiosa che si rilevò però molto meglio di quel che
sembrava. Fu lei ad attaccare discorso. Io ero entrato a comprare il latte e lei attaccò: "Ha sentito dell'omicidio del farmacista? Lei cosa
ne pensa?" Io, già pronto a sgattaiolare via con la mia bottiglia da litro di latte, rimasi stupito di essere interpellato da una persona che neanche
mi salutava se non con grugniti malefici.
Io la guardai e pensai tra me e me "Ma allora parla!" Quindi raccolsi l'invito alla conversazione e iniziammo a parlare sull'omicidio.
Quindi guardai la lattaia mentre mi parlava e giunsi a tale conclusione: incredibile ma vero! "Anche la lattaia è quasi un essere umano!"
Il delitto premeditato ha risvegliato fin dal 1841 (vedi Edgar Allan Poe nell'opera "Gli assassini della Rue Morgue") la fantasia degli
scrittori fino ad essere il padre virtuale del filone narrativo poliziesco. Infatti il vero giallo si basa su alcuni caratteri fondamentali
(che spiegherò nella prossima relazione) tra cui il più importante è il movente della storia. Un crimine narrato da un giallo è sempre un crimine premeditato.
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Dopo aver parlato dei "vantaggi" del delitto premeditato rispetto ad altri tipi di delitti (ovviamente ho scherzato un
pochino sull'argomento ma spero che nessuno se ne abbia) ora vi esporrò i crismi della narrativa poliziesca
classica e in questa relazione ringrazio sinceramente il mio amico Van Dine che non si scorda mai di me... (nemmeno
di farmi gli auguri di Natale...)
REGOLE PER LA STESURA DEL GIALLO CLASSICO
- Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero.
Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente elencati e descritti.
- Non devono essere esercitati sul lettore altri sotterfugi e inganni oltre quelli che
legittimamente il criminale mette in opera contro lo stesso investigatore.
- Non ci deve essere una storia d'amore troppo interessante. Lo scopo è di condurre un criminale
davanti alla Giustizia, non due innamorati all'altare.
- Né l'investigatore né alcun altro dei poliziotti ufficiali deve mai risultare colpevole.
Questo non è buon gioco: è come offrire a qualcuno un soldone lucido per un marengo; è una falsa testimonianza.
- Il colpevole deve essere scoperto attraverso logiche deduzioni: non per caso, o coincidenza, o non motivata
confessione. Risolvere un problema criminale a codesto modo è come spedire determinatamente il lettore sopra
una falsa traccia, per dirgli poi che tenevate nascosto voi in una manica l'oggetto delle ricerche. Un autore
che si comporti così è un semplice burlone di cattivo gusto.
- In un romanzo poliziesco ci deve essere un poliziotto, e un poliziotto non è tale se non indaga e deduce.
Il suo compito è quello di riunire gli indizi che possono condurre alla cattura di chi è colpevole del misfatto
commesso nel capitolo I. Se il poliziotto non raggiunge il suo scopo attraverso un simile lavorìo non ha risolto veramente
il problema, come non lo ha risolto lo scolaro che va a copiare nel testo di matematica il risultato finale del problema.
- Ci deve essere almeno un morto in un romanzo poliziesco e più il morto è morto, meglio è. Nessun delitto minore dell'assassinio
è sufficiente. Trecento pagine sono troppe per una colpa minore. Il dispendio di energie del lettore dev'essere remunerato!
- Il problema del delitto deve essere risolto con metodi strettamente naturalistici. Apprendere la verità per
mezzo di scritture medianiche, sedute spiritiche, la lettura del pensiero, suggestione e magie, è assolutamente proibito.
Un lettore può gareggiare con un poliziotto che ricorre a metodi razionali: se deve competere anche con il mondo degli spiriti
e con la metafisica, è battuto "ab initio".
- Ci deve essere nel romanzo un poliziotto, un solo "deduttore", un solo "deus ex machina". Mettere in scena tre,
quattro, o addirittura una banda di segugi per risolvere il problema significa non soltanto disperdere l'interesse,
spezzare il filo della logica, ma anche attribuirsi un antipatico vantaggio sul lettore. Se c'è più di un poliziotto il
lettore non sa più con chi stia gareggiando: sarebbe come farlo partecipare da solo a una corsa contro una staffetta.
- Il colpevole deve essere una persona che ha avuto una parte più o meno importante nella storia, una persona, cioè,
che sia divenuta familiare al lettore, e lo abbia interessato.
- Inservienti , camerieri , donne delle pulizie etc etc. non devono essere, in genere, scelti come colpevoli: si prestano
a soluzioni troppo facili. Il colpevole deve essere decisamente una persona di fiducia, uno di cui non si dovrebbe mai sospettare.
- Ci deve essere un colpevole e uno soltanto, qualunque sia il numero dei delitti commessi. Il colpevole può
aver naturalmente qualche complice o aiutante minore: ma l'intera responsabilità e l'intera indignazione del lettore devono
gravare sopra un unico capro espiatorio.
- Società segrete associazioni a delinquere "et similia" non trovano posto in un vero romanzo poliziesco.
Un delitto interessante è irrimediabilmente sciupato da una colpa collegiale. Certo anche
al colpevole deve essere concessa una "chance": ma accordargli addirittura una società segreta è troppo. Nessun delinquente
di classe accetterebbe.
- I metodi del delinquente e i sistemi di indagine devono essere razionali e scientifici. Vanno cioè senz'altro escluse
la pseudo-scienza e le astuzie puramente fantastiche, oppure le mediazioni con il soprannaturale. Quando
un autore ricorre a simili metodi può considerarsi evaso, dai limiti del romanzo poliziesco, negli incontrollati domini
del romanzo d'avventure.
- La soluzione del problema deve essere sempre evidente, ammesso che vi sia un lettore sufficientemente astuto
per vederla subito. Se il lettore, dopo aver raggiunto il capitolo finale e la spiegazione, ripercorre il libro
a ritroso, deve constatare che in un certo senso la soluzione stava davanti ai suoi occhi fin dall'inizio,
che tutti gli indizi designavano il colpevole e che, s'egli fosse stato acuto come il poliziotto, avrebbe potuto risolvere
il mistero da sé, senza leggere il libro sino alla fine. Il che - inutile dirlo - capita spesso
al lettore ricco d'istruzione.
- Un romanzo poliziesco non deve contenere descrizioni troppo diffuse, pezzi di bravura letteraria, analisi
psicologiche troppo insistenti, presentazioni di "atmosfera": tutte cose che non hanno vitale importanza in un
romanzo di indagine poliziesca. Esse rallentano l'azione, distraggono dallo scopo principale che è: porre un
problema, analizzarlo, condurlo a una conclusione positiva. Si capisce che ci deve essere quel tanto di descrizione
e di studio di carattere che è necessario per dar verosimiglianza alla narrazione.
- Un delinquente di professione non deve mai essere preso come colpevole in un romanzo poliziesco.
Un delitto veramente affascinante non può essere commesso che da un personaggio molto pio, o da una zitellona
nota per le sue opere di beneficenza.
- Il delitto, in un romanzo poliziesco, non deve mai essere avvenuto per incidente: né deve scoprirsi che
si tratta di suicidio. Terminare una odissea di indagini con una soluzione così irrisoria significa truffare
bellamente il fiducioso e gentile lettore.
- I delitti nei romanzi polizieschi devono essere provocati da motivi puramente personali. Congiure internazionali , rappresaglie
politiche , giustizialismo sociale ecc. appartengono a un altro genere narrativo.
Una storia poliziesca deve riflettere le esperienze quotidiane del lettore, costituisce una valvola di
sicurezza delle sue stesse emozioni.
- Ed ecco, infine, per concludere degnamente questo "credo", una serie di espedienti che nessuno
scrittore poliziesco che si rispetti vorrà più impiegare; perché già troppo usati e ormai familiari a ogni
amatore di libri polizieschi.Valersene ancora è come confessare inettitudine e mancanza di originalità:
- scoprire il colpevole grazie al confronto di un mozzicone di sigaretta lasciata sul luogo del delitto con le sigarette fumate da uno dei sospettati;
- il trucco della seduta spiritica contraffatta che atterrisca il colpevole e lo induce a tradirsi;
- impronte digitali falsificate;
- alibi creato grazie a un fantoccio;
- cane che non abbaia e quindi rivela il fatto che il colpevole è uno della famiglia;
- il colpevole è un gemello, oppure un parente sosia di una persona sospetta, ma innocente;
- siringhe ipodermiche e bevande soporifere;
- delitto commesso in una stanza chiusa, dopo che la polizia vi ha già fatto il suo ingresso;
- associazioni di parole che rivelano la colpa;
- alfabeti convenzionali che il poliziotto decifra.
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www.mariocolangelo.org
2006 - Grafica e disegni di Walter Dugoni
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RECENSIONI
AUTORI
Il crimine premeditato
Le regole per la stesura del giallo classico
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